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Il punto di Enzo

23/05/2021 Napoli vs Verona
Arriva il traguardo con… l’ultimo giorno di Scuola ed una sonora bocciatura…

Nonostante tutte le premesse nefaste o alquanto sospette, siamo tornati da Firenze con i 3 punti che volevamo. Partita buona sul piano del gioco, ottima gestione dei nervi; da migliorare il rapporto con i pali (ma qua bisogna intercedere con una voluttuosa e perfida signora bendata), e con i rigori (Insigne ne sbaglia troppi, se Terracciano non gliel’avesse gentilmente ripassata, la partita rischiava di complicarsi molto).
Ci appropinquiamo alla sfida decisiva per il posticino Champions – avremo modo, poi, di valutare la stagione globalmente ed iscriverci al totoallenatore – con il Verona già da tempo salvo, ma comunque rappresentate di quell’antica Giulietta, di noti e facili costumi.
Anche questa, abbiamo un solo risultato a disposizione, diventa una partita difficile, da affrontare al meglio tatticamente e con la necessaria concentrazione.
Nel frattempo in settimana abbiamo perso la carica di squadra detentrice della Coppa Italia e abbandoneremo a breve la coccarda tricolore a centro maglia: resta l’amarezza di non aver difeso bene – in questa edizione – il trofeo vinto con impegno e merito a giugno scorso.
Anche questa finale lascia dubbi sul metro di valutazione degli episodi decisivi (pure le discipline statistiche non spiegano come mai tutte le decisioni contrastate pendano sempre dalla stessa parte). Poi, non fosse altro che per non dare spettacolo ai prossimi Europei, vorrei dire a tanti atleti che vanno per la maggiore di smetterla con la continua e sistematica protesta verso il direttore di gara, tacendo della condotta antisportiva volta a procacciarsi assiduamente falli inesistenti.
L’attesa dell’ultimo giorno di scuola e del conseguente lungo periodo di vacanze, che ognuno di noi annovera tra i propri dolci ricordi, sono raccontati ne “La Scuola” film del 1995 di Daniele Luchetti. Vi troviamo un simpatico professore, idealista e deluso, interpretato da Silvio Orlando, ed una sensuale ed intrigante professoressa dal volto – e non solo – di Anna Galiena. La location è un malandato istituto tecnico di Roma. Anche l’ultimo giorno scorre tra litigi e dispetti tra i vari docenti; il variegato gruppo di alunni invece si arrangia in tutti i modi per spuntare una risicata promozione. È uno spaccato di vita quotidiana, che tra un sorriso ed un pizzico di malinconia, mostra la paura e le insicurezze di persone in difficoltà a mantenere i ritmi e le condizioni imposte dall’attuale società.
Ritorniamo all’ultima giornata della serie A. La squadra di Juric è solida e propositiva; gioca un 3-4-2-1 che ha come principali caratteristiche un assetto alto, il pressing e la copertura di tutto il campo in ampiezza. La differente caratura tecnica e l’abilità dei nostri avanti negli spazi dovranno essere i punti cardine per indirizzare il match.
I veneti stazionano a metà classifica, da tempo hanno alzato il piede dall’acceleratore ma – pure questi – la sfida con il Napoli la sentono, eccome!
All’andata fummo sonoramente sconfitti nonostante la rete di Lozano al primo minuto, in quella che rappresenta una delle nostre peggiori uscite del torneo.
Gattuso alla sua ultima uscita ripropone il duo Fabian e Bakaioko, Lozano titolare.
Partiamo lenti e contratti, non completiamo due passaggi di fila. Come previsto il Verona – dopo 10 partite di letargo – si risveglia, gioca in pressing a tutto campo e propone l’uno contro uno in ogni zona del campo. Zaccagni e Dimarco si vogliono far notare, Kalinic sembra quello dei tempi del Dnipro. Ma il problema è il Napoli: mentalmente la perdiamo in albergo con una settimana di ritardo, dalla panchina nemmeno per sbaglio si prova a correggere l’assetto. Solite sostituzioni scolastiche e tardive. Immeritatamente in mischia passiamo in vantaggio; la fotografia di questa annata è l’ultimo regalo che ci lascia Hysaj: completamente sorpreso dal taglio lungo del Verona che pareggia.
Negli ultimi minuti sono stucchevoli i tocchi inconcludenti tra Insigne e Mario Rui.
Non ci sono scuse. Il Napoli non va in Champions per propri demeriti (allenatore e pseudo leaders in primis). Imperdonabile disputare un match così importante in questo modo!
Si sapeva che il Bologna non la cominciava nemmeno la partita, che Juric pare stesse giocandosi la salvezza, che il rigore a Mertens non lo danno ma che il Milan ne conta 20 quest’anno (roba che una squadra di vertice ne usufruisce in almeno 3 stagioni), che al momento giusto la palla non entra ma sbatte sulla traversa (Petagna al 94esimo).
Tutto già visto, da noi è così e lo sarà sempre. La lotta per i 4 posti di vertice è stata indirizzata quando l’attaccante bianconero fa fallo sul difensore interista e guadagna il rigore ed i 2 punti decisivi. Il letame che citavano gli amici scaligeri si annusa in queste cose, o nelle vesti di Giulietta che fa visita allo stalliere mentre il consorte festeggia il decimo posto, o negli attentati come quello che giusto 29 anni fa ci tolse il giudice Falcone.
Come un triplice fischio dell’arbitro suona l’ultima campanella: la scuola si svuota, ognuno per la propria strada; peccato che il timido Orlando non osi e perda, forse definitivamente, l’amore della bella collega. Il nostro staff tecnico, invece, è irrimediabilmente bocciato.

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