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Mondonico e il Toro: la speranza in un mondo migliore.

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Mondonico e il Toro: la speranza in un mondo migliore.
Il mondo dello sport è pieno di situazioni che hanno scatenato proteste, anche esemplari, da parte di atleti e tifosi, ma anche da parte di allenatori. Tra i momenti epici ricordiamo la corsa di Carletto Mazzone sotto la curva dei tifosi atalantini al termine di un derby pareggiato al 90° minuto, il gesto delle manette mimato da Mourinho o il dito portato davanti alla bocca dallo stesso tecnico portoghese per zittire i tifosi milanisti. Tutti gesti rimasti nell’immaginario collettivo. Tra di essi però un posto speciale lo merita la sedia alzata al cielo da Emiliano Mondonico. Un gesto tanto plateale quanto romantico. “Quella sedia è il simbolo di chi tifa contro tutto e tutti. E’ il simbolo di chi non ci sta e reagisce con i mezzi che ha a disposizione. E’ un simbolo-Toro perché una sedia non è un fucile, è un’arma da osteria”, dirà poi lo stesso tecnico granata per spiegare quel gesto eclatante. Era la notte del 13 maggio 1992, in palio c’era la Coppa Uefa. A Torino, allo stadio Delle Alpi, tra Toro e Ajax la finale di andata era terminata con il punteggio di 2 a 2, così ad Amsterdam il Toro si giocava tutto. Fu una notte stregata, 3 legni e un rigore non concesso, così svanì il sogno europeo del Toro. Ma chi era il tecnico Emiliano Mondonico e cosa rappresentava per il Toro? Il “Mondo”, come lo chiamavano i tifosi, era un passionale, un condottiero, un rivoluzionario, “un poeta che ha saputo tradurre in versi un’emozione”. Il padre di una idea-Toro, “la speranza in un mondo migliore”, quindi di un modello di vita. Mondonico è stato l’ultimo tecnico di un Toro pieno di valori, quei valori oramai ahimè perduti dalla attuale società, una squadra che riscopriva il suo tremendismo, l’ardore agonistico, un Toro sanguigno in grado di combattere alla pari i derby contro i bianconeri. La squadra proletaria che aveva voglia di sorprendere. E quella squadra aveva una precisa identità, rispecchiava il carattere schietto e sincero del suo tecnico. Il suo Toro era “forma, sostanza, concretezza” e a tratti eleganza. La sostanza di Bruno e Policano, l’eleganza di Lentini e M. Vazquez, la concretezza di Fusi e Scifo e la forma di un Toro che faceva finalmente paura. E che aveva vinto in semifinale di quella Coppa Uefa contro il fortissimo Real Madrid di “El Buitre”. Quella squadra che ha sfiorato il cielo con…una sedia, era la sua creatura. Quel Toro che l’anno successivo aveva sacrificato all’altare del bilancio personale dell’ing. Borsano i pezzi pregiati e il suo gioiello Gianluigi Lentini, ma grazie al tecnico era riuscito comunque a vincere la Coppa Italia del 1993.
Quella sedia alzata al cielo è stata per il “Mondo” il simbolo di una vita vissuta fuori dagli schemi e per il Toro il simbolo della riscossa. Allo stadio ancora oggi riecheggia il motivo dedicato all’amato mister…..
Alzaci la sedia….Emiliano alzaci la sedia….

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