
Secondo una leggenda irlandese alla fine dell’arcobaleno i Leprecauni hanno nascosto un tesoro e mister Francesco Portone che guida la Maddalonese il tesoro alla fine dell’arcobaleno lo troverà l’11 aprile, quando potrà, alla guida dei suoi ragazzi, scendere in campo ed affrontare l’Albanova
“ Non è retorica dire che in questi mesi ci siamo trovati a gestire una situazione difficile che ha messo a dura prova la tenuta fisica e mentale di tutti, per quanto abbiamo provato a stare vicino a tutti, nonostante l’invio di allenamenti personalizzati miranti a non perdere la forma fisica che, ad inizio campionato ci aveva permesso di ottenere buoni risultati, eravamo più che consapevoli che, se avessero deciso di farci ripartire non tutti sarebbero stati pronti e in buona forma, ma io ho grande fiducia nella professionalità dei giocatori che avevo scelto ad inizio di questo anno calcistico e, alla ripresa degli allenamenti, ho potuto testare che la mia fiducia è stata ripagata : i ragazzi erano in discreta forma e desiderosi di riallacciare gli scarpini”
– Mister molte società hanno scelto di non ripartire, lei come valuta questa decisione?
“ La mia decennale frequentazione dei campi di calcio mi ha insegnato a non giudicare mai gli altri, rispetto la decisione di quelle società che hanno deciso di aspettare il prossimo campionato, soprattutto quelle che, per questioni logistiche, non potevano assicurare il giusto rispetto delle norme anti-covid, ma la famiglia Verdicchio ha investito molto in questo progetto, sia con la costruzione del nuovo stadio, sia dandoci la possibilità di allenarci in modo esclusivo in una struttura al chiuso, quindi era importante ricominciare e soprattutto ce ne erano le condizioni”
-La Maddalonese non ha partecipato in modo attivo a questa sessione, ancora non chiusa, della campagna acquisti, immagino sia frutto di una scelta ben precisa
“ Il Presidente si era messo a disposizione, ma io ho fiducia nella mia rosa e, soprattutto voglio dare ai miei ragazzi l’opportunità di giocarsela e di portare a compimento quegli obiettivi che, ad inizio campionato, ci sembravano più che raggiungibili, inoltre e questo l’ho imparato e ripetuto nei 10 anni in cui ho lavorato nella scuola calcio la forza è il gruppo e se il gruppo c’è possiedi quell’arma in più che ti permette di dire la tua in ogni incontro. Lo spogliatoio è come una famiglia che si sostiene e lavora insieme. Invito sempre i più giovani a non considerare le parole dei più esperti come un richiamo, ma come la trasmissione di un’esperienza che loro hanno già vissuto e dalla quale hanno imparato molto”
-Cosa dirà ai ragazzi l’11 aprile nello spogliatoio?
“Sono un allenatore, forse troppo paterno, mi carico dei problemi di tutti e mi lego alle persone talvolta rimanendone deluso, ma diversamente non so fare, quindi ai miei ragazzi dirò di mettercela tutta, di giocare le 12 partite che restano come 12 finali e soprattutto di vivere con gioia la fortuna di aver potuto ritornare in campo, cosa che molti atleti non hanno potuto fare”


